Conoscere "il posto dei funghi"
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Da tempo, ormai, non mi adiro più con gli incivili che mi capita di incontrare per la strada.
C'è una parte di verità anche in loro, ovviamente, ma è sempre più difficle scorgerla.
Non è per questo, dunque, che mi astengo dalle rimostranze o dall'esercizio dei miei diritti.
Il fatto è che queste attività io le svolgo nel linguaggio e il linguaggio nell'Italia di oggi è inutile.
Prendete oggi. Il tipo in giacca di velluto mi posiziona la sua Porsche ben distesa sul passaggio pedonale e controlla pure che sia chiusa. E' soddisfatto, in fondo. E' una bella scena, in fondo: un poco di sole fa brillare la carrozzeria grigia e lo scudetto marchiato Stuttgart. Potrebbe quasi farsi fotografare: lui, la sua giacca morbida, la sua auto affilata, i compiaciuti palazzoni del Casilino e la sua gigantesca evasione fiscale.
Dicevo che il linguaggio non serve o non basta. Forse è addirittura controproducente.
Prendete di nuovo oggi. Faccio notare al tipo il suo bel parcheggio sul passaggio pedonale e quello, incurante del fatto che ci sia il piccolo Tom con me, mi risponde di farmi i cazzi miei. Però mi dà del "lei".
Il linguaggio non serve, dicevo, la sfiga funziona sì, la sfiga funziona!
Piuttosto che adirarvi, armatevi di fantasia e presagite al vostro interlocutore un efficace anatema del contrappasso.
Prendete sempre oggi.
Al tipo ho fatto notare che un disabile sulla sedia a rotelle, grazie al suo parcheggio incivile, sarebbe rimasto bloccato e gli ho detto che se ne sarebbe ben ricordato il giorno che ci fosse rimasto lui sulla sedia a rotelle.
O come quella volta col tipo che aveva lasciato in giro la merda del suo cane. Gli ho detto che quando il cancro gli avrebbe disfatto gli sfinteri e lui sarebbe affogato nella merda, si sarebbe ricordato di quel giorno.
Sul momento reagiscono tutti un po' male, si scuotono e questo già vuol dire che li hai colpiti. Di solito, infatti, oppongono l'olimpica serenità dell'illegalità. Ma poi funziona. Entrambi i tipi di cui vi ho parlato si sono toccati la patta e poi hanno retrocesso. Chi ha pulito e chi è rombato via.
Ricordatevi, però, mentre abbandonate la scena, assolutamente prima della determinazione finale, di buttare lì un: "io non sbaglio mai!", fà sempre effetto e vi dà autorevolezza nel campo.
Portava un paio di buste di plastica, aveva comperato pane e poco pesce. L'ho colto che guardava un palazzo rimasto solo sulla piazza artificiale, nudo di fronte ai dorsi umidi e luccicanti delle automobili in sonno.
Ho aspettato che incontrasse senza colpa il mio sguardo. Poi ci siamo salutati.
Ha chiesto di me e di mio figlio. Io, per cortesia, ho chiesto di lui e di suo figlio.
Apparentemente un normale scambio di convenevoli.
Eppure c'era quel recente spazio vuoto, invaso di monolocali a quattro ruote, il cielo cupo, la pioggia intermittente, noi, il nostro non vederci più e il nostro vederci adesso, la mia e la sua prole. Dovevamo salutarci a un certo punto e ci siamo salutati. Una cosa stupidamente efficiente, da maschi.
Mentre ci lasciavamo, improvvisamente ha sollevato un poco le buste che hanno dondolato crepitando, l'acqua vi scivolava sopra rigando il marchio del negozio dove le aveva prese. Indicandomele ha detto: "ogni volta so dove andare, lo so da trent'anni. E' una sicurezza, faccio in fretta".
Ed è proprio qui - pensavo poi - che iniziano tutti i nostri problemi.
Pier Paolo Pasolini, Lettere luterane.
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